giovedì 1 novembre 2007

Ieri sera 31 ottobre 2007 mi sono recato al cinema a vedere "Le vite degli altri", film tedesco, che dopo aver vinto numerosi premi in patria ed in Europa, ha riscosso notevole successo e approvazione dalla critica anche negli U.S.A. E' ambientato alla fine degli anni '70 nella DDR e racconta le vicissitudini di un intellettuale il quale si troverà costretto a prendere posizione contro il regime dittatoriale vigente in quegli anni nella Germania dell'est. L'interesse de "Le Vite degli altri" non risiede però nella presa di posizione del protagonista, l'intera pellicola, infatti, si configura come una sorta di documento storico che illustra, per la prima volta in un a pellicola cinematografica e con dovizia di particolari, i metodi impiegati dalla politica e dalla Stasi, la polizia segreta che si occupava di garantire la sicurezza e l'incolumità dello stato, per controllare la vita dei cittadini. La regia, la recitazione degli attori, la scelta dei colori e le musiche che accompagnano la pellicola rendono bene il clima di paura e segregazione, che portava alla perdita di qualunque volontà propria e alla spersonalizzazione dell'individuo.
E' senz'altro un film da vedere per comprendere e riflettere su un periodo storico che ha influenzato l'ultima metà del secolo appena conclusosi, i cui effetti ancora si manifestano nel nostro presente ( penso alla caduta del comunismo e alla necessità per le sinistre di ripensare e riformulare idee ed ideali, oppure al dilagare incontrastato di un'economia di mercato manifestazione di quel capitalismo più selvaggio che incontrava proprio nel comunismo un fattore limitante che portava alla determinazione di un equilibrio su cui si è retta, nel bene e nel male, l'evoluzione storico-economica mondiale).
"Le vite degli altri" si è aggiudicato il premio Oscar quale miglior film straniero, oltre ad altri riconoscimenti, rimane però un sospetto: si è aggiudicato i riconoscimenti grazie al valore intrinseco ed artistico della pellicola oppure è stato principalmente premiato l'argomento trattato nel film, cioè i metodi da inquisizione adottati dal regime comunista? Credo che non vi sia una risposta univoca a tale quesito, ma che sia stata piuttosto una convergenza di fattori a determinare il successo de "Le vite degli altri". Nel cinema moderno, che sempre più si sta trasformando in mera industria dell'intrattenimento, è quanto mai difficile trovare un film in grado di offrire tanti spunti di riflessione: a parte la facilità di formulare un giudizio storico di condanna per la feroce macchina di repressione della Stasi, penso al forte sentimento di colpa insito in chi si è reso complice delle nefandezze della polizia segreta e alla volontà/necessità di sfuggire un qualsiasi meccanismo di rimozione di tale periodo da parte di quei tedeschi che si sono ritrovati a viverlo, alla strategia della paura per esercitare un controllo feroce sulla popolazione, alla necessità di lottare per un ideale, alla lealtà nei confronti di chi ci è vicino, fino all'asservimento del potere per perseguire fini personali.
Il mio personale giudizio finale è che si tratta di un'ottima pellicola in grado di offrire numerosi temi di cui discutere, di indubbio valore artistico e che è stata senza dubbio caratterizzata dalla volontà del regista di attenersi il più possibile alla realtà, quotidiana e politica, della DDR. Un film molto più attuale di quello che ci si potrebbe aspettare e proprio per questo ancor più sorprendente.

martedì 30 ottobre 2007

Inizia oggi

Inizia oggi la pubblicazione di questo blog.
Mi chiamo Nicola, ho 29 anni, sono laureato in lingue e letterature straniere presso l'università di Bologna. Sono una persona normale che dalla vita desidera cose normali: un lavoro, una carriera, una famiglia, lo schermo piatto in salotto di fianco al caminetto, un lettore dvd-cd-mp3-dvx, computer portatile di ultima generazione, l'ultimo modello di cellulare, due macchine in garage, il cane in giardino, Gerry Scotti prima di cena, cibo preconfezionato da riscaldare nel micronde dopo un dura giornata di lavoro, la messa alla domenica. Nessun pensiero, nessuna domanda, migliaia di giorni uguali a se stessi, la rassicurante tranquillità della routine, proiettato nel futuro con l'autoreverse.
Ok, perchè mai qualcuno dovrebbe desiderare tutto questo dalla vita? Si sono una persona normale che dalla vita desidera cose normali: un lavoro e una famiglia, di certo non una vita preconfezionata. Perchè ho deciso di pubblicare un blog? I motivi sono vari: un po' per noia, un po' perchè mi piace discutere e commentare gli avvenimenti del mondo che si abbattono sulle nostre vite, un po' per dare sfogo a quella parte più polemica del mio carattere, un po' perchè mi interessa sapere se sono solamente una mosca bianca o se altri là fuori condividono il mio modo di porsi di fronte alla vita. Ho bisogno di evadere, di confrontarmi con una realtà diversa da quella che vivo quotidianamente, di sapere che il mondo va oltre la realtà che mi circonda.